Dipendenze

Uso di Cocaina e funzionalità cerebrale

La cocaina è una sostanza d’abuso che agisce come potente stimolante del sistema nervoso centrale ed ha una azione vasocostrittrice e anestetica. Si ottiene dalle foglie della coca, pianta originaria del Sud America. Essa crea dipendenza ed è la seconda droga illegale più utilizzata a livello globale, dopo la cannabis. I principali sintomi sono psichici, come perdita di contatto con la realtà e sensazioni di felicità o agitazione, o fisici, come battito cardiaco accelerato, sudorazione aumentata e dilatazione delle pupille.

L’uso continuativo di una qualsiasi sostanza d’abuso porta ad una riduzione del tono dopaminergico del circuito di rinforzo comportamentale con conseguente alterazione della risposta a stimoli gratificanti naturali, i quali diventano meno piacevoli rispetto al passato.

Ma i meccanismi di rinforzo non sono l’unica alterazione che si osserva in questi casi. L’alterazione della funzionalità del Nucleus Accumbens, che svolge un ruolo chiave nei comportamenti mediati da ricompensa, determina una riduzione dell’efficienza del sistema corticale prefrontale. In sostanza viene meno la capacità di regolare adeguatamente i comportamenti in risposta ad eventi motivazionali rilevanti utilizzando elementi predittivi appresi.

Il Lobo Frontale è l’area cerebrale che controlla la nostra abilità nell’attenzione e nella pianificazione e riduce il rischio di prendere decisioni inadeguate proiettando gli esiti nel futuro.

L’ipofunzionalità corticale che si sviluppa nell’uso continuativo di sostanze, soprattutto di cocaina, è stato ampiamente oggetto di ricerca, anche con l’uso di neuroimaging. Nella figura osserviamo come il cervello di un paziente cocainomane mostra una ridotta attività metabolica del lobo frontale r ispetto a quella di un soggetto controllo.

L’uso cronico stabilizza e rende spesso non reversibile completamente l’alterazione anatomo-funzionale ma anche un abuso limitato nel tempo ha effetti importanti di ipofrontalità. Lo vediamo nell’altra figura che mostra l’uso continuativo di cocaina per 10 giorni e per 100 giorni.

Le funzioni più colpite nella ipofrontalità da sostanze sono quelle della corteccia prefrontale dorsolaterale e della corteccia prefrontale orbitofrontale e ventromediale.

La corteccia dorsolaterale è molto importante nei processi esecutivi come elaborazione di strategie, pianificazione, astrazione e flessibilità cognitiva. Essa è necessaria anche al corretto funzionamento della “working memory”, cioè la memoria a breve termine che permette l’immagazzinamento di informazioni attuali in entrata ed allo stesso tempo il loro recupero per la comparazione con i contenuti della memoria a lungo termine. Tali procedure permettono di comparare l’azione attuale con quelle passate (cioè l’esperienza) permettendo la  pianificazione di azioni efficaci.

La corteccia orbitofrontale e ventromediale sono coinvolti nei processi di riconoscimento emotivo e di decisione grazie al mantenimento in memoria dell’associazione tra un dato stimolo familiare e la sua eventuale risposta gratificante. In pratica questa parte di corteccia paragona esperienze interne e quelle esterne, permettendo di compiere una valutazione sociale che consente al soggetto di agire in modo adeguato in base alle circostanze, fornendo quindi un comportamento sempre “sociale”. Questa parte si attiva specie quando il soggetto è costretto ad operare una decisione in mancanza di precise informazioni esterne, quindi deve prendere scelte basandosi maggiormente sulla “sensazione” e sulla “gratificazione” più che sulle conseguenze logiche del proprio gesto.

Il lobo orbitofrontale presenta molte proiezioni verso i centri emotivi e sembra permettere la modulazione di una data reazione emotiva in base alla circostanza: in pratica inibisce le reazioni emotive non “sociali”, coordinandole con gli stimoli provenienti dal mondo esterno per rendere le azioni adeguate al contesto. Ad esempio spinge l’individuo a non ridere felice durante un funerale o a non provare rabbia quando si osserva un neonato che dorme tranquillo.

Da quanto detto si comprende che la corteccia prefrontale orbitofrontale è un vero e proprio centro di controllo di regolazione della maggioranza dei comportamenti sociali di un individuo. Infine la corteccia orbitofrontale sembra essere coinvolta nei processi di risoluzione dei problemi (“problem solving“).

In conclusione il corretto funzionamento dell’intera corteccia prefontale è essenziale per una normale vita “sociale” e l’uso continuativo di sostanze d’abuso come la cocaina determina alterazioni nella corteccia prefrontale che possono essere anche gravi ed irreversibili. Quindi possono essere compromesse le capacità attentive e di pianificazione delle azioni e la capacità di problem solving con tendenza alle perseverazioni nei propri errori. Inoltre il soggetto con sindrome frontale, specie se ad essere danneggiata è la parte orbitofrontale, manifesta eccessiva disinibizione, instabilità affettiva, modificazioni della personalità, comportamenti non congrui alla situazione, comportamenti antisociali e persino illegali.

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